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La lettera che segue è giunta, in copia, via e-mail il 3 settembre 2003 e riporta considerazioni sull'Enciclica "Ecclesia de Eucharestia" inviate dall'autrice alle autorità ed agli organi di informazione sotto elencati.
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MANCINI Pia Corso Amatuzio, 130 86021 Bojano – CB –
NOVUS ORDO ECCLESIÆ? DUE CHIESE PARALLELE? SCANDALOSA DISOBBEDIENZA AL PAPA! CHE FINE HA FATTO L’ENCICLICA SULL’EUCARISTIA? Se si desidera veramente la salvezza dei lontani, bisogna rimanere saldi di fronte ad ogni tentativo di chi mina i granitici fondamenti della nostra fede e adoperarsi, poi, per rimuovere i loro errori, onde ricondurli a Cristo e alla Sua Chiesa. Da sempre, il compito precipuo dei Pastori consiste nel rifiutare tutto ciò che possa offendere il naturale diritto divino, anche al fine di evitare che il male occultato da tante nefaste teorie dottrinali, contamini lo spirito dei fedeli, rendendoli marionette alla mercé di chiunque. Nulla passa senza lasciare traccia! Se è vero che Cristo (con insistenza e dolcezza) chiama tutti, è altrettanto vero che Egli desidera che tutti siano una cosa sola nella Sua Chiesa. Posizioni ecumeniche opinabili, più improntate al sociale che allo spirituale, vanno innestando al giorno d'oggi nei cattolici, sempre più corrosi dal dubbio e dall’apatia spirituale, una sorta di eterodossia delle coscienze. Da molti la sana Tradizione è considerata alla stregua d’una eresia da combattere e, allo stesso tempo, sono tacciati di eresia (o quantomeno di eccentricità) coloro che ad essa vogliono rimanere fedeli. Sembra che alcuni uomini di Chiesa abbiano rinunciato al loro autentico apostolato, sostenendo un’evangelizzazione ibrida, soffocata dal peso d’innumerevoli compromessi con altre religioni. La diffusa avversione ai principi assoluti del cattolicesimo (non conclamata, ma ampiamente dimostrata dai fatti) ha svuotato del suo più profondo significato la stessa Carità evangelica, riducendola a semplice umanitarismo. Non ha senso invocare la pace e la giustizia, se poi non ci si impegna per la radicale conversione dei popoli all’unico Dio. A noi cattolici è stata inculcata un’idea di obbedienza ingannevole, che ci fa stare inerti dinanzi ad una realtà ecclesiale devastata dall’aridità e dal sacrilegio codificato. Tacere, accettare o addirittura condividere le profanazioni correnti (in ordine ai dogmi, alla liturgia e all'Eucaristia) permesse da pastorali peregrine, equivale ad esserne corresponsabili. Di fronte a palesi violazioni della Verità abbiamo il dovere di dissentire nonché di allontanarci da certi pronunciamenti in materia di fede che sono, per lo più, espressioni di pareri personali. Una parte del clero, infatti, vuole far percorrere alla Chiesa cattolica nuove strade, del tutto divergenti dalla volontà del suo Fondatore e dagli orientamenti del Vaticano II, citati quando convengono e interpretati "ad usum delphini", ma messi da parte quando divengono pietra d'intralcio. Nel farmi portavoce dello sconcerto e dell'amarezza di non pochi fedeli e sacerdoti, imbavagliati dal ricatto della sottomissione, ho estrapolato alcuni passi salienti della Lettera Enciclica del Santo Padre, "Ecclesia de Eucharestia" del 17/04/2003, il cui intento è di riportare ordine sul significato e sui valori autentici della Santa Messa come sacrificio eucaristico e per rimarcare l’importanza della SS. Eucaristia di molto diminuita negli ultimi anni (si pensi alla Comunione sulla mano, al decentramento dei tabernacoli, ai frammenti eucaristici sacrilegamente calpestati, specialmente durante le celebrazioni dei neocatecumenali). Le ultime disposizioni del Papa (come altre del resto) sono ignorate da tanti Vescovi e parroci, al punto che moltissimi fedeli ne sono totalmente all'oscuro. Solo qualche quotidiano ne ha dato brevi cenni. L'Enciclica pone non pochi limiti alle liturgie “fai da te” e ai modi ambigui d'intendere l'Eucaristia. Probabilmente dà fastidio a tanti modernisti (protestanti filo-ebraici), perché evidenzia il fatto che non siano fuori dalla Chiesa coloro che vogliono seguire la Tradizione (anche se perseguitati, calunniati ed emarginati da una parte discutibile della Gerarchia), ma lo sono piuttosto coloro che (solo all’apparenza) paiono esserne membra attive e sante, solo perché hanno l’appoggio di alti prelati che permettono loro di operare indisturbati ogni iniquità. Meditato il documento in questione, ognuno potrà notare la differenza tra i dettami del Magistero del Papa e quanto (a sua insaputa) viene operato in diversi Movimenti nonché constatare le quotidiane dissacrazioni perpetrate nelle parrocchie. Viene spontaneo chiedersi quanti abbiano letto questa Enciclica che sembra aver dato fastidio a non pochi. Meglio allora non parlarne! In effetti chi la conosce? Chi la legge? Chi mette in pratica ciò che in essa viene raccomandato? Si ha l’impressione che ormai ciò che conta sia la collegialità e l’autonomia dei Vescovi e che il Papa, in definitiva, non sia che un “Primus inter pares”! Sembra che un certo populismo (di matrice comunista?) imperi anche in Vaticano e in alcune Diocesi e non produca frutti di santità, perché è avulso da Dio: ne danno conferma i continui, orrendi peccati (di cui si macchiano con disinvoltura tanti cristiani), non più oggetto di aperta condanna da parte dello stesso clero. Invito pertanto tutti coloro che hanno a cuore la Verità a porre la massima attenzione al documento sulla Santa Messa che dovrà essere redatto in autunno, facendo seguito all’Enciclica del Santo Padre. Temo (e per il bene della Chiesa mi auguro di sbagliare) che non ci siano sostanziali modifiche all'attuale Celebrazione-Cena. Come si potranno vietare quelle forme complementari della liturgia (balli, canti, chitarre), senza urtare la suscettibilità dei fratelli separati? Come abolire l’attuale significato eretico della Santa Messa, l'uso sacrilego della Comunione sulla mano, le preghiere per la Consacrazione condannate dal Concilio di Trento, ma tanto care ai luterani? Se si verificasse un pronunciamento in tal senso, che fine farebbe il dialogo avviato con loro e giunto finalmente a buon punto? Come potranno essere reintrodotte le preghiere della nostra Tradizione, se alla formulazione del “Novus Ordo Missae” ha contribuito una commissione di protestanti ed anglicani? Come possiamo sperare che si torni indietro? Le domande nascono spontanee constatando che si tenta, purtroppo, di cancellare persino dalla memoria dei cattolici, la Santa Messa-Sacrificio (cosiddetta di San Pio V) mai abolita, tuttora legittima, ma ferocemente osteggiata come fosse un’empietà. Ci si dovrebbe chiedere invece (in ossequio ai principi di onestà e di obiettività, oltre che nel rispetto dei diritti di Dio) perché mai la Santa Messa tradizionale (o pre-conciliare) attiri tanti fedeli come è successo a Roma, in Santa Maria Maggiore, il 24 Maggio 2003. In quella occasione (nonostante l’ostracismo dimostrato dalla stampa vaticana e cattolica in genere) proprio alla Messa di San Pio V, benedetta peraltro da Sua Santità, circa tremila persone hanno partecipato a quella solenne liturgia insieme ad alcuni Vescovi e a tanti sacerdoti provenienti da varie parti d’Italia e dell'estero. Tutti, certo, desideriamo che le anime tornino a Cristo! Chiediamoci però: è più importante il rispetto per gli eretici o l’amore a Dio e alla Verità; davvero crediamo che i lontani recedano dalle loro posizioni se noi sviliamo, in loro favore, i fondamenti della nostra fede cattolica; in termini di salvezza, che ci guadagnerebbe il Popolo di Dio dalla tanto desiderata unione delle religioni (O.R.U.)? Come si può osteggiare con tanta disinvoltura la vera Messa, e permettere la preghiera comunitaria con gli Imam sugli altari consacrati al Salvatore, pur conoscendo il Corano e l'inflessibilità dei musulmani dalla loro posizione anticristica? Ringraziamo il nostro amatissimo Papa per il dono dell'Enciclica e preghiamo per la sua incolumità. Troppi sono i suoi nemici, anche e soprattutto fra i consacrati, che hanno perso la consapevolezza dei propri errori e della propria apostasia. Un’ultima domanda: il ‘mistero d’iniquità’ di biblica memoria non ha cominciato a manifestarsi quando si è tolto alla Santa Messa il significato di Sacrificio, riducendola alla Celebrazione della Cena ebraico-protestante? Trascrivo (in neretto) alcuni brani dell’Enciclica “Ecclesia de Eucharestia”, citandone il paragrafo, perché tutti, leggendoli, possano conoscere l’autentico pensiero del Papa in merito e non si lascino sviare da fanatici che vantano la sua amicizia e predicano una nuova liturgia, proclamandosi fautori di una nuova Chiesa, più adatta ai tempi. In realtà il Papa non fa che ribadire, con forza e chiarezza inoppugnabili, gli eterni e immutabili valori della fede cattolica. DALL’ENCICLICA ‘ECCLESIA DE EUCHARESTIA’§ 1 “… L’agonia del Getsemani è stata l’introduzione all’agonia della croce del venerdì santo. L’ora santa, l’ora della redenzione del mondo. Quando si celebra l’Eucaristia presso la tomba di Gesù a Gerusalemme, si torna in modo quasi tangibile alla sua ‘ora’, l’ora della croce e della glorificazione. A quel luogo e a quell’ora si riporta spiritualmente ogni presbitero che celebra la Santa Messa, insieme con la comunità cristiana che vi partecipa… ”. § 5 “Mysterium fidei”. . .: Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta. In queste o simili parole la Chiesa, mentre addita il Cristo nel mistero della sua passione, rivela anche il suo proprio ministero: Ecclesia de Eucharestia. . . Con l’istituzione dell’Eucaristia nel Cenacolo. . . Cristo consegnava alla Chiesa l’attualizzazione perenne del mistero pasquale. Con esso istituiva una misteriosa ‘contemporaneità’ tra quel triduum (i tre giorni della Passione) e lo scorrere di tutti i secoli.. . Questo stupore deve invadere sempre la Chiesa raccolta nella Celebrazione eucaristica. Ma in modo speciale deve accompagnare il ministro dell’Eucaristia. Infatti è lui, grazie alla facoltà datagli dal sacramento dell’Ordinazione sacerdotale, a compiere la consacrazione. È lui a pronunciare, con la potestà che gli viene da Cristo nel Cenacolo: “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi...” Il sacerdote mette la sua bocca e la sua voce a disposizione di Colui che le pronunciò nel Cenacolo e volle che venissero ripetute di generazione in generazione da tutti coloro che nella Chiesa partecipano ministerialmente al suo sacerdozio…”. In virtù del Battesimo tutti siamo sacerdoti, ma c’è una differenza sostanziale fra ‘sacerdozio comune dei fedeli’ e quello ‘ministeriale’ che poggia sulla successione apostolica. Nelle Comunità neocatecumenali la figura essenziale del sacerdote ministro viene sminuita e svuotata in quanto Kiko afferma che “E’ l’Assemblea che celebra…”, “E’ l’Assemblea che ti assolve…”. La Gerarchia che appoggia e incoraggia Kiko è forse d’accordo con lui? § 6 “... contemplare Cristo implica saperlo riconoscere… soprattutto nel Sacramento vivo del suo corpo e del suo sangue. La CHIESA VIVE DI CRISTO EUCARISTICO, da Lui è nutrita, da Lui illuminata…”.
Kiko sostiene che Gesù, se avesse voluto transustanziarSi, l’avrebbe fatto in una pietra che non va a male. Secondo lui, alla Consacrazione si verifica solamente una transignificazione del pane e del vino che divengon segno della sola presenza spirituale del Signore e di fratellanza. Finita la ‘celebrazione’, cesserebbe la presenza nelle specie. Questa reale presenza è negata soprattutto nei frammenti eucaristici, sacrilegamente calpestati dai suoi seguaci. Durante i riti neocatecumenali in San Giovanni in Laterano, alla presenza del Card. Ruini, sono state contate e documentate ben 12 profanazioni! La Gerarchia sta con Kiko o col Papa? § 7 “... additando con nuova forza alla Chiesa la centralità dell’Eucarestia. Di Essa la Chiesa vive…”. Quale centralità sarà possibile se l’Eucaristia è ridotta a simbolo, a semplice segno/strumento di fratellanza; se i tabernacoli sono posti in altarini laterali, nelle sacrestie o addirittura nei seminterrati? E’ lecito domandarsi a chi obbediscano i nostri Pastori nel permettere ciò: al Papa, a Kiko, a Lutero, …o agli Ebrei? § 9 “... l’Eucaristia, presenza salvifica di Gesù nella comunità dei fedeli e suo nutrimento spirituale, è quanto di più prezioso la Chiesa possa avere sul suo cammino nella storia. Si spiega così la premurosa attenzione che essa ha sempre riservato al Mistero eucaristico, un’attenzione che emerge nell’opera dei Concili e dei Sommi Pontefici. Come non ammirare le esposizioni dottrinali dei Decreti sulla Santissima Eucaristia e sul Sacrosanto Sacrificio della Messa, promulgati dal Concilio di Trento? Quelle pagine hanno guidato nei secoli successivi sia la teologia sia la catechesi (non certo quelle di Kiko Argüello e di Carmen Hernandez, diffuse capillarmente nelle parrocchie con il placet dei Vescovi, a turlupinare coscienze deboli e sprovvedute n.d.a.) e tuttora sono punto di riferimento dogmatico per il continuo rinnovamento e per la crescita del popolo di Dio nella FEDE e nell’amore all’Eucarestia. Quei Cardinali, Vescovi e parroci che, illusi, condividono e lodano le eresie propagate da Kiko e stigmatizzando coloro che sono fedeli al Concilio di Trento, li perseguitano, minacciandoli e isolandoli, sono da ritenersi ancora fedeli a Cristo e al Papa? Pare proprio di no, visto che trascurano i dogmi per assecondare le religioni anticristiche o contrarie alla Cattedra di Pietro. Che pensare del disprezzo e della derisione del Concilio di Trento ripetutamente manifestato da parte di Kiko e dei suoi? Che dire di quei ministri di tendenza modernista che acconsentono col loro silenzio? § 10 “... Non c’è dubbio che la riforma liturgica del Concilio abbia portato grandi vantaggi per una più consapevole, attiva e fruttuosa partecipazione dei fedeli al Santo Sacrificio dell’altare (il Concilio Vaticano II ha raccomandato le letture nella lingua del popolo, ma non ha abolito la S. Messa tradizionale n.d.a.). In tanti luoghi, poi, l’adorazione eucaristica trova ampio spazio quotidiano... la devota partecipazione alla processione eucaristica nella solennità del Corpus Domini è una grazia del Signore... Purtroppo… vi sono luoghi dove si registra un pressoché abbandono del culto di adorazione eucaristica. Si aggiungono, nell’uno e nell’altro contesto ecclesiale, abusi che contribuiscono ad oscurare la retta fede e la dottrina cattolica su questo mirabile Sacramento. . . Spogliato del suo valore sacrificale, viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un incontro conviviale fraterno (come fanno i neocatecumenali n.d.a.). Inoltre, la necessità del sacerdozio ministeriale, che poggia sulla successione apostolica, rimane talvolta oscurata e la sacramentalità dell’Eucaristia viene ridotta alla sola efficacia dell’annuncio (v. Neocatecumenali! n.d.a). Di qui anche, qua e là, iniziative ecumeniche che, pur generose nelle intenzioni, indulgono a prassi eucaristiche contrarie alla disciplina nella quale la Chiesa esprime la sua fede. Come non manifestare, per tutto questo, profondo dolore? L’Eucarestia è un dono troppo grande, per sopportare ambiguità e diminuzioni. Confido che questa mia Lettera Enciclica possa contribuire efficacemente a che vengano dissipate le ombre di dottrine, pratiche non accettabili e affinché l’Eucaristia continui a risplendere in tutto il fulgore del suo mistero”. Come si può notare, il Santo Padre è in una posizione del tutto contraria a quella dei Cardinali, Vescovi e Parroci che benedicono, partecipano, permettono quotidianamente le scelleratezze dei neocatecumenali nelle nostre Chiese. Dopo il pronunciamento del Papa, come si regoleranno Kiko ed il clero apostata, suo sostenitore, che asseconda un ecumenismo tanto equivoco? Obbediranno al Papa o, di fatto, diverranno scismatici proprio loro che condannano i cristiani fedeli alla Tradizione, accusandoli di odiare il Papa? Chi sono i disobbedienti? § 11 “È il sacrificio della Croce che si perpetua nei secoli… Questo sacrificio è talmente decisivo per la salvezza del genere umano che Gesù Cristo l’ha compiuto ed è tornato al Padre soltanto dopo averci lasciato il mezzo per parteciparvi come se vi fossimo stati presenti. Ogni fedele può così prendervi parte ed attingerne i frutti inesauribilmente”. § 12 “Il Salvatore... non affermò soltanto che ciò che dava loro da mangiare e da bere era il suo corpo e il suo sangue, ma ne espresse altresì il valore sacrificale rendendo presente in modo sacramentale il suo sacrificio… La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della Croce… In effetti il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio... La natura sacrificale del mistero eucaristico non può essere, pertanto, intesa come qualcosa a sé stante, e indipendentemente dalla Croce o con un riferimento solo indiretto al sacrificio del Calvario. . .”. Per Kiko (e per i clero che lo asseconda) il mistero eucaristico è ormai solo mistero pasquale. Infatti la Santa Messa è unione con ‘il Cristo Glorioso non con il Cristo che si fa ogni giorno vittima sugli altari’ (Pio XII). Che pensare allora della fede di tante nostre presunte guide spirituali e di questi nuovi evangelizzatori? § 13 “In forza del suo intimo rapporto con il sacrificio del Golgota, L’Eucaristia è sacrificio in senso proprio, e non solo in senso generico, come se si trattasse del semplice offrirsi di Cristo quale cibo spirituale ai fedeli… Nel donare alla Chiesa il suo sacrificio, Cristo ha altresì voluto fare suo il sacrificio spirituale della Chiesa, chiamata ad offrire, col sacrificio di Cristo, anche se stessa. Ce lo insegna, per quanto riguarda tutti i fedeli, il Concilio Vaticano II: “Partecipando al Sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la Vittima Divina e se stessi con essa…”. Si capisce bene come di fronte ad affermazioni così chiare e solenni, tanto contrarie alle catechesi dei neocatecumenali, la prima reazione di tanti aderenti al Cammino sia stata: “Siamo nei guai!”; “Dobbiamo sentire quelli di Roma”... § 15 “... È riproposta la sempre valida dottrina del Concilio di Trento: “Con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione in modo conveniente ed appropriato è chiamata dalla Chiesa Cattolica transustanziazione. . .”. Che dire della teoria della transignificazione predicata da Kiko e dai luterani, tanto cara agli Ebrei e fatta propria anche da alcuni membri della nostra Gerarchia ecclesiale? Che pensare di Kiko quando afferma che la preghiera di risposta al sacerdote all’Offertorio della Santa Messa: ‘Il Signore riceva dalle tue mani questo Sacrificio…’, “E’un residuo di paganesimo”? Come è stato possibile che ad un individuo, che opera in aperta opposizione al Papa e agli insegnamenti millenari di Santa Chiesa Cattolica, sia stato permesso di entrare in essa con tanta ufficialità e con facoltà di plagiare persone indifese, requisire il denaro delle decime, distruggere famiglie e predicare errori degni di scomunica? Il nostro clero segue il Papa o Kiko? § 25 “... La presenza di Cristo sotto le sacre specie che si conservano dopo la Santa Messa – presenza che perdura fintanto che sussistono le specie del pane e del vino (Concilio di Trento, Sessione XIII) – deriva dalla celebrazione del Sacrificio e tende alla comunione sacramentale e spirituale. Spetta ai pastori incoraggiare anche con la testimonianza personale, il culto eucaristico, particolarmente le esposizioni del Santissimo Sacramento… L’Eucaristia è un tesoro inestimabile: non solo il celebrarla, ma anche il sostare dinanzi ad essa fuori della Santa Messa consente di attingere alla sorgente stessa della grazia”. Come sperare che i parroci incentivino l’adorazione eucaristica (divenuta sporadica quasi ovunque) se nel contempo sono autorizzati (e a volte forzati) ad assecondare e diffondere ‘l’annuncio’ neocatecumenale che predica la negazione della Presenza Reale di Gesù nel Tabernacolo dopo la celebrazione? Non si può seguire Dio e mammona. Cardinali, Vescovi e Presbiteri compiacenti obbediscono al Papa o a Kiko Argüello? § 26 “… Quando la confessiamo (la Chiesa) Una, Santa, Cattolica e Apostolica… Una e Cattolica è anche l’Eucaristia… L’Eucaristia è apostolica, perché viene celebrata conformemente alla fede degli apostoli… Il Magistero ecclesiastico ha precisato la dottrina eucaristica, anche per quanto attiene all’esatta terminologia…”. Qual è la terminologia ortodossa in merito all’Eucaristia? Ormai la Santa Messa è considerata da molti, solo “Cena”, “Convito fraterno”, “Assemblea che fa l’Eucaristia”, come dice Kiko che mai la considera come ripresentazione del sacrificio della croce. Questo termine è considerato da Kiko (e da vari ecclesiastici) come un abominio, perché ostacolerebbe il dialogo interreligioso con gli Ebrei (forse perché ricorda il deicidio?), con i Luterani e con i Musulmani. Corre voce che si voglia eliminare dal Credo i termini “Chiesa Una e Cattolica”. Sono d’intralcio all’ecumenismo? Quanti, oggi, celebrano l’Eucaristia conformemente alla fede degli Apostoli? Quanti Cardinali, Vescovi e presbiteri sono più vicini alla dottrina degli eretici che a quella del Papa! § 29 “… L’espressione, ripetutamente usata dal Concilio Vaticano II, secondo cui: “Il sacerdote ministeriale compie il sacrificio eucaristico in persona di Cristo”, era già ben radicata nell’insegnamento pontificio. In persona: cioè nella specifica, sacramentale identificazione col sommo ed eterno Sacerdote… Il ministero dei sacerdoti manifesta che l’Eucaristia, da loro celebrata, è un dono che supera radicalmente il potere dell’assemblea ed è comunque insostituibile per collegare validamente la consacrazione eucaristica al sacrificio della Croce e all’ultima Cena. . .”. Come possono ancora, Cardinali, Vescovi e Parroci, approvare ed incoraggiare le catechesi di Kiko il quale afferma che è l’Assemblea a fare l’Eucaristia? Forse anche loro sono diventati luterani? A chi obbediscono questi prelati? A Kiko o al Papa? § 31 “… Si capisce, dunque quanto sia importante per la vita spirituale del sacerdote che egli attui la raccomandazione conciliare (Vaticano II) di celebrare quotidianamente l’Eucaristia, “la quale è sempre un atto di Cristo e della sua Chiesa, anche quando non è possibile che vi assistano i fedeli” (Cod. Dir. Can. 904) Il sacerdote ha solo l’obbligo quotidiano della ‘Liturgia delle Ore’. Alcuni arrivano ad affermare che la Santa Messa non è valida se non vi è Assemblea; che non servono tante Messe, ma una sola Messa. Queste asserzioni sono prese in prestito dal Luteranesimo e inducono ad abolire quasi ovunque le Sante Messe per mancanza di fedeli, per sostituirle con Assemblee che spezzano la Parola, interpretando da sole le Sacre Scritture. Le Chiese si vanno trasformando in “Sale del Regno” dove, oltre a ‘spezzare la Parola’, si chiacchiera, si voltano le spalle al Tabernacolo, ci si comporta sconvenientemente in un clima sciatto e disordinato poco adatto alla casa di Dio. In queste riunioni l’importante è mettere le sedie in cerchio (altrimenti non si fa comunione): tutto il resto non conta! Cosa ci si poteva aspettare di diverso dopo aver privato la Santa Messa del suo autentico significato? A chi dànno lode questi gruppi? Non certo a Dio! Quanti nella Chiesa permettono ciò operano in aperta opposizione al Papa, al Diritto Canonico e al Volere di Cristo! § 36 “… Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’Apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, “si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale. . .”. Che dire di Kiko che afferma: “Il Signore ti ama come sei”, predicando l’inutilità dell’impegno personale per uscire dalla condizione di peccato? Egli afferma che non esiste il libero arbitrio e che Cristo, morendo sulla Croce, ha già perdonato tutti. Del resto, il peccato non offende Dio, perché Dio non ne è toccato! Il peccato è piuttosto “grazia di Dio” perché ci fa conoscere la nostra reale situazione di debolezza e di impotenza. Se Dio non è offeso dai nostri peccati, a che serve il quotidiano Sacrificio propiziatorio sugli altari? Anche le devozioni ai Santi, al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria sono per Kiko sentimentalismi inutili e ridicoli d’una ‘religiosità naturale’ di chi non è ‘illuminato’ come lui e i suoi seguaci. Che dire degli ‘Scrutini’ imposti a tutti (compresi i sacerdoti), autentiche confessioni pubbliche sollecitate da catechisti inquisitori, arroganti e superbi? E che pensare dell’affermazione che l’assoluzione dai peccati consista esclusivamente nel reintegro nella propria comunità-eucaristica? Come si può permettere che si predichi l’odio evangelico contro chiunque si opponga a tanta empietà o che si inviti chiunque a farsi la Comunione col Corpo di Cristo anche se, all’evidenza, in stato di peccato mortale, giustificando tutto col dire che quando si è invitati ad un banchetto bisogna mangiare? Come tollerare che si vieti d’inginocchiarsi al momento della Consacrazione, perché si celebrerebbe il Cristo glorioso e non il Santo Sacrificio Eucaristico? Cosa pensare di quei Cardinali, Vescovi e Presbiteri che esaltano l’evangelizzazione di Kiko e invitano gli ignari all’ascolto di simili catechesi non conformi alla dottrina della Chiesa, peraltro ripetute a memoria da Catechisti che fingono un’improvvisazione dovuta all’ispirazione dello Spirito Santo, che di fatto non c’è? Lavorano per la Vigna di Dio o per quella di Satana? § 39 “… va ricordato che il Sacrificio eucaristico, pur celebrandosi sempre in una particolare comunità, non è mai celebrazione di quella sola comunità…”. Grazie al placet di Vescovi e Parroci complici, le Comunità neocatecumenali si comportano esattamente al contrario. Ancora oggi esse continuano a fare l’eucaristia, spezzando la Parola nell’assemblea, a porte chiuse, il sabato sera, separatamente e in piccoli gruppi, a dispetto della lettera apostolica del Papa ‘Dies Domini’ (p. 36) e del loro Statuto, approvato solo ‘ad experimentum’ per cinque anni, ma sbandierato dai Catechisti come approvato definitivamente dalla Santa Sede. Kiko mente e inganna, quando afferma che lo stesso Cammino sia stato approvato!!! In realtà il Cammino neocatecumenale è una proposta di fede i cui contenuti non sono ancora stati approvati, nonostante i pressanti inviti del Papa e del Card. Stafford. Da oltre 7 anni, i neocatecumenali sono stati invitati a correggere le loro catechesi, ma finora hanno ottenuto solo l’approvazione dello schema. Per questo vanno cantando “Te Deum” in tutte le cattedrali d’Italia e portano ad ogni parrocchia i loro Statuti quale prova d’essere stati approvati dalla Chiesa. Dinanzi a tanta diabolica astuzia, come pensare che accolgano e rispettino queste affermazioni del Santo Padre? § 44 “Il cammino verso la piena unità non può farsi se non nella Verità…”. (nota del § 44) “La comunicazione in cose sacre che offende l’unità della Chiesa o include formale adesione all’errore o al pericolo di errore della fede, di scandalo e di indifferentismo è PROIBITA dalla legge divina” (Decreto sulle Chiese Orientali Cattoliche – Orientalium Ecclesiarum, 26). Assistendo a tanti sacrilegi permessi nelle nostre chiese da vari membri della Gerarchia cattolica ci viene da pensare che di fatto essi aderiscano alle eresie luterane e Kikiane, mettendo in pericolo la Verità per adattarla al credo dei ‘lontani’. A chi obbediscono, allora? Al Papa o agli eretici? Ultimamente, certi ‘sapienti’ di Santa Romana Chiesa, per tranquillizzare la propria coscienza, nel tentativi di metterla in sintonia con la Parola di Dio, vanno reinterpretando le Sacre Scritture in funzione filo-ebraica, modificando la Parola Stessa e adattandola alla fragilità e alla debolezza umane. § 49 “… Se la logica del convito ispira familiarità, la Chiesa non ha mai ceduto alla tentazione di banalizzare questa ‘dimestichezza’ col suo Sposo dimenticando che Egli è anche il suo Signore e che il ‘convito’ resta per sempre un convito sacrificale, segnato dal sangue versato sul Golgota… …Si comprenda come la fede della Chiesa sul Mistero eucaristico si sia espressa nella storia non solo attraverso l’istanza di un interiore atteggiamento di devozione, ma anche attraverso una serie di espressioni esterne, volte ad evocare e a sottolineare la grandezza dell’evento celebrato…” § 50 “…Occorre prestare ogni attenzione alle norme che regolano la costruzione e l’arredo degli edifici sacri. . .”. § 51 “…L’ineffabile Mistero. . . è troppo grande e prezioso per rischiare di impoverirlo o di pregiudicarlo mediante sperimentazione o pratiche introdotte senza un’attenta verifica da parte delle competenti autorità ecclesiastiche. . .”. § 52 “… Occorre purtroppo lamentare che, soprattutto a partire dagli anni della riforma liturgica post-conciliare… non sono mancati abusi. Una certa reazione al formalismo ha portato qualcuno, specie in alcune regioni, a ritenere non obbliganti le ‘forme’ scelte dalla grande tradizione liturgica della Chiesa e del suo Magistero e a introdurre innovazioni non autorizzate e spesso del tutto sconvenienti. Sento perciò di dover fare un caldo appello perché, nella celebrazione eucaristica, le norme liturgiche siano osservate con grande fedeltà. . . La liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno né del celebrante né della comunità nella quale si celebrano i Misteri. Anche nei nostri tempi, l’obbedienza alle norme liturgiche dovrebbe essere riscoperta e valorizzata come riflesso della Chiesa Una e Universale, resa presente in ogni celebrazione dell’Eucarestia. A nessuno è concesso di sottovalutare il mistero affidato alle nostre mani: esso è troppo grande perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale. . .”. Quanti abusi si verificano nelle nostre chiese in aperta disobbedienza al Papa! Come non restare disgustati nel sentire tante musiche chiassose e volgari; nel vedere donne semivestite assistere alla Santa Messa e comunicarsi; nel constatare certi modi personali di parroci che fanno prendere la Comunione ai fedeli come in un ‘self-service’! Cosa pensare della chiassosa baraonda che si verifica nelle celebrazioni dei neocatecumenali al momento dello scambio del segno della pace e come non restare allibiti nel partecipare a Messe frettolose e distratte, celebrate da mestieranti del culto senza fede! Con questa Enciclica il Santo Padre richiama severamente ad una liturgia più solenne e più consona al Sacrificio redentivo del Cristo. Non è quindi sufficiente la sola disposizione del cuore, come molti vanno predicando! § 27 “… Essa (la Chiesa, ndr) è stata e rimane costruita sul fondamento degli Apostoli (Ef. 2,20), testimoni scelti e mandati in missione da Cristo stesso. . .”. Il solo che ha il diritto-dovere di guidare la Vera, Unica, Santa, Cattolica Chiesa di Dio è il Santo Padre. Solo quei Vescovi, che hanno il coraggio di bloccare e (nel caso vi sia il rifiuto di obbedire al Magistero del Sommo Pontefice) anche di allontanare i propugnatori di tante iniquità, possono ritenersi Buoni Pastori; gli altri, che cercando il dialogo a tutti i costi o che, mossi da interessi inconfessabili, non intervengono, debbono considerarsi mercenari cui non interessa il bene del gregge loro affidato e che purtroppo hanno rinunciato al loro mandato apostolico. § 38 “… Non è possibile dare la Comunione alla persona che non sia battezzata o che rifiuti l’integra Verità di fede sul Mistero Eucaristico. . .”. Come parlare di organizzazione delle religioni unite, chiamando le altre chiese ‘sorelle’, se manca l’integrità delle Verità di fede? Come ci può essere unità con i lontani (Ebrei – Protestanti – Musulmani) se essi rifiutano la Verità su Gesù Cristo e sulla Santa Eucaristia, segno di comunione con Lui e fra noi? Come tollerare l’evangelizzazione eretica di Kiko Argüello che nega la Presenza Reale di Gesù nel Tabernacolo e che considera la Santa Messa come una Celebrazione-Cena, durante la quale vi è solo una presenza Spirituale? Come si è potuto permettere l’invasione neocatecumenale nelle Chiese prima che vi fossero la previa analisi ed approvazione delle catechesi di Kiko che, purtroppo, sono ancora allo studio della Santa Sede. Dati questi presupposti e dopo un così solenne pronunciamento del Santo Padre, come possono i neocatecumenali accedere alla Comunione? Quegli ecclesiastici, che mostrano tanto entusiasmo per il Cammino neocatecumenale di Kiko, dovrebbero informarsi meglio sui contenuti delle sue catechesi riportate negli ‘Orientamenti’, nello ‘Shemà’ e negli altri testi, leggendole con obiettività e distacco, ma soprattutto con amore a Cristo. Non posso credere che vi sia qualche Vescovo che abbia letto le catechesi di Kiko e di Carmen e le abbia condivise. Se ve ne fosse anche uno solo, non può trattarsi che d’un mercenario, di un apostata venuto meno coscientemente alla missione che Dio, il Papa e la Chiesa gli avevano affidato. Non ci resta che pregare e vigilare perché grande è l’inganno! Pia Mancini Boiano, 28/07/03 |