Non e' necessario che tutti necessariamente siano coinvolti in prima persona acquisendo personalmente gli strumenti.
E' sufficiente che se ne abbia la possibilita'. Occorre istituire dei
posti pubblici per la partecipazione democratica. Semplificando al
massimo le interfacce. Chi non sa imparera'. Si fara' aiutare, e
comunque, male che vada, partecipera' come ora solo votando e basta.
Non escluderemmo per altro la possibilita' di mantenere le altre forme di partecipazione piu' "tradizionali", le forme "carta e matita". Oppure di estenderle consentendo, per esempio, il voto per posta.
Infine, ma non meno importante, mentre non escludiamo la possibilita' di partecipare, in ricezione, alle attivita' del parlamento e di tutte le istituzioni, o anche di inviare commenti e richieste di chiarimenti ai propri rappresentanti o agli incaricati di governo, escludiamo per ora la possibilita' di votare tramite internet. Questo sistema è troppo insicuro. Noi pensiamo che per quegli aspetti piu' delicati sia necessaria una rete dedicata con particolari accorgimenti per garantire la massima sicurezza. Una rete tipo Bancomat, che noi chiamiamo convenzionalmente "Votomat".
La risposta sta nell'uso dei filtri cooperativi sul modello dei
GroupLens
E' ovvio che non si possono votare 100.000 proposte all'anno.
Occorre un
filtro che faccia arrivare alla messa ai voti quelle proposte che almeno
un minimo di consenso lo raccolgono. Anche piu' di un minimo.
Allora fermo restando che ciascuno, in un futuro democratico diretto,
avrà il diritto di fare le proprie proposte, questo non significa che ogni proposta
arriverà ad essere messa all'attenzione e quindi ai voti di "tutti" gli
italiani. Si tratterebbe di "postare" le proposte in un sistema a piu'
livelli e localizzato territorialmente. Nel primo livello la proposta e'
postata in una "zona locale", nell'area "Quartiere" per esempio. Tutti gli abitanti del quartiere in
genere guarderanno le proposte del loro quartiere se ne trovano qualcuna
interessante per tutti, essa raggiunto un certo numero di consensi
passera' in una "zona superiore", all'area "Comune" per esempio, e cosi' via fino alla "zona di voto", l'area Nazione (e
Mondo?:-)), raggiunta la quale la proposta continua ad essere discussa pero' all'attenzione di tutti, e dove passato un certo periodo di tempo, verra' finalmente votata per essere respinta o accettata.
Cosi' al primo livello nei 200.000 "quartieri" o "zone" d'Italia ci potrebbero
anche essere 10.000.000 di proposte, ma quelle che verrano votate e su
cui ci si dovrà' esprimere saranno le 500/1000 dell'ultimo livello. Di
queste individualmente interesseranno direttamente magari solo 30/40 e ciascuno votera' direttamente su queste o si controllera' con attenzione che il proprio delegato lo faccia come effettivamente ci si, altrimenti gli si revoca la delega e si votera' direttamente. Per le altre,
sara' come ora. Ci si disinteressa e ci si fida di lui. Fino a quando ci va,
pero', non obbligatoriamente per cinque anni.
Infine, naturalmente, se si dispone di molto tempo da "perdere", si puo' accedere
alle aree "Quartiere" di tutta Italia. A dare delle sbirciatine alla ricerca di cose interessanti. Oppure se con altri mezzi si sa che
a Petralia Sottana qualcuno ha presentato una proposta per proteggere i
pesci rossi che sono la propria passione, si puo' accedere all'area di Petralia
Sottana e dare il proprio consenso affinche la proposta passi al livello superiore.
Così come è possibile che gruppi consistenti di cittadini possano organizzarsi in modo da sostenere in maniera coordinata le loro proposte, concentrando in una "zona locale" la loro attenzione. Con ciò ventiliamo una nuova possibilità di concepire gruppi di interesse e partiti.
Noi crediamo che se le norme fossero effettivamente necessarie la
maggioranza non sarebbe tanto incosciente, soprattutto se le norme fossero costruite con
giustizia. Tuttavia potrebbe essere teoricamente possibile che norme
effettivamente necessarie non siano votate. In questo caso gli effetti stessi
delle decisioni potrebbero essere corretti proprio dalle persone che li
subiscono, dopo averli voluti.
Se si decidesse di non pagare piu' tasse (ma noi
non crediamo che si arriverebbe a questo, ci sono anche dei sondaggi in
proposito), presto dopo il primo mese senza stipendio dei pubblici impiegati,
senza trasporti, senza assistenza sanitaria e via così non pensate che gli
stessi che l'avevano deciso cambierebbero opinione?
Anzi, questo aspetto della
flessibilità decisionale è proprio interessante, e crediamo che ne risulterebbe
una società molto piu' dinamica e capace di adattarsi rapidamente alle diverse
necessità. Saremmo probabilmente una nazione molto più forte e dinamica. Il
mondo sarebbe piu forte e dinamico. Senza parlare di più giusto e più libero. E
d'altra parte il rischio che norme necessarie non siano votate o che siano votate
norme sbagliate, c'è anche con la democrazia rappresentativa, con l'aggravante
della difficoltà e viscosità dei cambiamenti e degli aggiustamenti che il
sistema rappresentativo comporta.
Il problema della competenza tecnica va separato dalla competenza
politica.
Nessuno è competente su tutto, e tutti siamo completamente incompetenti
su qualcosa. Non è in base alla competenza che si acquisisce il diritto
di decidere. Esempio: posso non sapere nulla di medicina, ma decido io
se farmi operare o no. Al "competente" spetta il compito di informarmi,
convincermi, non di decidere.
Gli ateniesi chiamavano questa "politiké techne", l'arte del giudizio
politico, la competenza politica, e pur non tollerando gli stolti che
prendevano la parola, perchè non avevano, diremmo noi, informazioni
utili, competenza tecnica, ad essi si riconosceva comunque il diritto di
contribuire a decidere in egual misura quello che in egual misura
avrebbero dovuto sopportare.
C'è un ulteriore inghippo a considerare la competenza tecnica come un
criterio di diritto alla partecipazione. Come si dovrebbe fare a
valutarla?
Nell''800 qualcuno proponeva il criterio censitario. I più
ricchi devono essere necessariamente anche più intelligenti e
quindi...Oppure per la stessa ragione chi possedeva delle terre.
"Stranamente" non era evidente ai loro occhi che si escludevano
scienziati, scrittori, studenti... che certo non erano stupidi. Poi si
introdusse, per qualche periodo, un "piccolo test", il "literacy act".
Ma allora finì per servire in realta' ad escludere i neri (quasi tutti
analfabeti) e gli immigrati. Ma, purtroppo per i proponenti, l'essere analfabeta non implica l'essere stupidi (e neanche l'essere poveri lo implica) così per evitare una seconda rivoluzione, causata dalla intelligenza politica degli esclusi, il criterio fu abolito.
NON ci sono criteri oggettivi per valutare la competenza politica, se
vogliamo essere democratici dobbiamo ammettere che tutti la possiedono.
In subordine si può dire invece che ognuno ha una sua competenza specifica ed una capacità generica di comprendere le specificità altrui. C'è chi non sa
niente di falegnameria e di artigianato, qualcun altro sa tutto di
falegnameria e niente di agricoltura ecc. E nel grande numero (il
popolo) gli incompetenti totali sono pochi e poco influenti. Il piccolo
gruppo (parlamento), invece, corre rischi maggiori. Se si azzeccano le persone giuste si puo' determinare un buon gruppo, ma se si sbaglia allora bisogna subire, e a lungo, gli
incopetenti.
Sorvoliamo poi, su come vengono scelti questi "campioni della
campetenza", e su come il criterio "reale" di scelta nella democrazia
rappresentativa sia inevitabilmente tutto tranne che la competenza.
Infine invitiamo a riflettere sul fatto che non ci sono criteri "oggettivi" nemmeno per valutare la competenza tecnica.
Ci si può però mettere d'accordo su qualche
criterio. Ma allora stiamo dicendo che prima dobbiamo metterci d'accordo
(cioè che dobbiamo gia' avere la politiké techne), cioè che abbiamo l'intelligenza sufficiente almeno per decidere il criterio.
E se non fosse così? Putroppo non c'è alternativa. Fa paura questa
prospettiva? Allora si lasci da parte la democrazia e si cerchi un padre genio
cui affidarsi. Ma attenzione, i "padri" che finora abbiamo conosciuto spesso, alla fine, facevano i carnefici.
Al contrario, noi
partiamo dalla presunzione che le persone NON siano perfette e che anzi siano
spesso soggette ad errori e tentazioni. Per questo vogliamo la revocabilità del
mandato, e per questo non vogliamo che a decidere siano poche persone, ma molti o
sotto il controllo di molti.
Anche un eventuale errore collettivo con la flessibilità della democrazia
diretta puo' rapidamente essere corretto, mentre un errore equivalente oggi, con
la democrazia rappresenativa, si rischia di pagarlo molto piu' caro, perché
sovente si è obbligati ad attendere anni prima di provare a rimediare.
Da questo punto di
vista probabilmente varrebbero gli stessi meccanismi attuali. In altre parole
anche adesso se si pretendesse (e talvolta e cosi') di calpestare le minoranze
queste sono tranquillamente calpestate e dimenticate.
Noi pero' abbiamo fiducia
nella gente, e sappiamo che è piu' facile trovare sensibilità per gli
sfortunati tra il popolo che tra i deputati. Nella peggiore delle ipotesi non
sarebbe peggio di quello che già ora è. Qui si misurerà come già oggi si
misura la capacità di solidarietà. Noi oggi siamo disposti a lottare per i
diritti delle minoranze, perché domani no? E voi?
Da quando abbiamo cominciato a ragionare e
discutere di democrazia diretta abbiamo spesso sentito dire, da rappresentanti di
tutti i colori politici (fascisti, radicali, democristiani, comunisti e
terroristi), che pero' si autodefinivano democratici, cose che alla fine
equivalevano, più o meno elegantemente, al concetto: il popolo è bue; è troppo
facile condizionare le scelte del popolo, il popolo è soggetto ad emotività, è
pericoloso affidare a lui ogni tipo di scelta.
La folla, la massa, è forse pericolosa; il
popolo no. Ma il popolo quando non ha responsabilità diventa folla, massa.Togliete
responsabilità e otterrete irresponsabilità.
Noi crediamo che se ci fosse stato un
diffuso sistema di democrazia diretta ci sarebbero state molte meno guerre di
quelle che abbiamo visto e che vedremo. E, per quelle poche, per lo meno avremmo
potuto dire: beh, ce la siamo voluta!
L'essere 'rappresentati' da altri, di fatto
deresponsabilizza. E questo stimola gli aspetti emotivi che sono stati utilizzati
o fomentati proprio dagli uomini di potere per i loro fini. Se non si dà alla
gente il diritto concreto di scegliere se sparare o no, molto più facilmente
dirà: spariamo, anzi, sparate. Poi, qualcuno pronto a sostenere la cosiddetta
volontà popolare, soprattutto se fa comodo, lo si trova sempre. Però, mai sentito
uno di questi democratici dire: il popolo lo vuole! quando questo significa: me
ne devo andare! (Vedi anche la prossima foq)
Ma noi diciamo: perché, adesso, forse,
non accade proprio così?
Per di più i condizionatori possono concentrare gli
sforzi tutti insieme una volta ogni cinque anni,per le elezioni politiche.
Ricordiamoci Brecht:.si può prendere in giro un uomo per tutta la vita, anche
tutti gli uomini una volta (e aggiungeremmo anche molti uomini diverse volte),
ma non si puo'prendere in giro tutti tutte le volte.
In un sistema a democrazia
diretta sarebbe molto meno facile pilotare quotidianamente le scelte degli aventi
diritto di voto/delega. E se qualcuno tentasse di fare perennemente questo,
perderebbe ben presto della credibilità necessaria ad essere efficace.
Pero' è
comunque vero che la gestione dell'informazione è una tematica FONDAMENTALE.
Anche se sappiamo che non potrà mai esistere una condizione che garantisca
veramente tutti, crediamo che occorrerà vigilare e lottare affinché siano
mantenuti piu' ampi possibili gli spazi di libertà dell'informazione. Una buona
legge sull'informazione, che preveda stringenti regole antitrust e facilitazioni
per la gestione pluralistica e/o collettiva, dovrebbe essere una delle leggi
prioritarie da chiedere ai nostri rappresentanti eletti con qualsivoglia sistema.
Per questo occorre che tutti insieme lottiamo e possiamo incidere, e
direttamente, sull'organizzazione di un sistema informativo che fornisca il
massimo di garanzie.
Ma la migliore garanzia è data dal pluralismo dell'informazione e, ancor più, dalla accessibilità alle fonti. Per questo noi sollecitiamo ed appoggiamo tutte le iniziative tese a consentire questo, e siamo contro il costume della secretazione degli atti pubblici non giudiziari.
Vorremo aggiungere pero' che talvolta si tende a
sopravvalutare l'influsso dei media.
C'è un livello di comunicazione affettiva,
fondamentale anche nella formazione dell'opinione, che non è mediabile dalla tv o
dai giornali, che ha bisogno di calore, vicinanza, contatto, interattività,
rapporto uno-a-uno.Questo livello di comunicazione affettiva condiziona in
maniera profonda ciò che noi siamo.
E infine nulla puo' sostituire l'esperienza
diretta, la realtà sensibile attorno a noi che, grazie a Dio, non è ancora
sparita.
Stabilità spesso non significa affatto
equilibrio. I sistemi autoritari sono molto stabili e pochissimo equilibrati. E comunque spesso nella storia d'Italia democratica rappresentativa, non c'è stata nè
l'una nè l'altra.
Comunque crediamo che un sistema democratico diretto a delega
revocabile, una volta in routine non sarebbe meno stabile di quello
rappresentativo. Anzi. Anche per un fattore statistico, associato ai grandi
numeri, i fattori idiosincrasici, le "paturnie" individuali, diventano irrilevanti se si considera la varietà
della intera popolazione.e probabilmente il sistema sarebbe molto piu' stabile.
Ma qui ci sarebbe da fare, inoltre, un' altra e piu' stringente considerazione. A
cosa serve la stabilità?
La stabilità è un valore nella misura in cui occorre
prendere decisioni e non si puo' stare a lungo in fase di stallo e di vuoto di
potere. Questo è vero. Ma con la democrazia diretta questo non avverrebbe piu'.
Infatti se si potesse decidere direttamente non ci sarebbe piu' il problema di
non riuscire a prendere decisioni per conflitti tra gli uomini del potere,
perché una decisione verrebbe sempre comunque presa attraverso l'espressione del
voto dei singoli componenti del popolo, sorpassando le problematiche e le
difficoltà originate dalle lotte politiche per garantirsi il consenso.
Il punto
è che , inoltre, tale decisione, sarebbe espressione vera della volontà del popolo
sovrano.
Anche la sola revocabilità è un meccanismo che si mostra più efficiente quando occorre cambiare le persone al governo senza necessariamente cambiare la maggioranza. Mentre oggi, ogni volta che cade un governo, anche se non si va alle elezioni, bisogna attendere una più o meno lunga fase di esplorazioni e tentativi, di durata anche di numerose settimane, con la revocabilità, i sostituti sarebbero subito disponibili.
In ogni caso, per dissolvere la preoccupazione e l'incertezza che la radicale novità del sistema decisionale diretto, emotivamente genera, noi proponiamo di instaurare il sistema decisionale diretto a cominciare con esperimenti limitati e progressivi: dalle istituzioni periferiche fino al centro. Prima si potrebbe attuare in via sperimentale nei comuni o addirittura ancora piu' soft in 'alcuni' comuni, poi via via fino alla nazione ... e oltre. (Vedi la foq sul tempo necessario per giudicare l'azione di governo, e anche la prossima foq sulla instabilità dovuta alla eccessiva facilità della revoca) Sarebbe una pacchia poter rimandare a casa il parlamentare che non ha soddisfatto le nostre aspettative, semplicemente compilando una form o utilizzando un apposito client. Ma non credete che il principio della decisionalita' immediata possa generare un sistema altamente instabile?Questo timore deriva da una confusione tra due forme di delega e, di conseguenza, di effeti della revoca.
Va fatta una distinzione tra delega, e revoca della stessa, al tuo
*rappresentante* (delega di rappresentanza), e delega e revoca della stessa ad un *incaricato* di gestire le iniziative o attivita' di interesse generale(delega di governo.
I due aspetti si riferiscono alle due forme di potere: legislativo (che spetta attualmente al parlamento e noi diciamo al popolo) ed esecutivo (che attualmente spetta al governo scelto dal parlamento e noi diciamo scelto dal popolo).
Con la delega di rappresentanza chi non vuole, o non ha tempo per partecipare direttamente, delega le sue risorse democratiche (diritto di voto, frazione di tempo per parlare, di spazio per egistrare le proposte ed interventi...) ad un suo rappresentante.
Il rappresentante quindi parteciperebbe in sua vece e conterebbe, nel votare le leggi, e nella scelta degli incaricati di governo, tanti voti quante deleghe di rappresentanza possiede. Evidentemente se si ritirasse la delega al proprio rappresentante, esso immediatamente semplicemente conterebbe un voto in meno.
Con la delega di incarico (o di governo) si sceglie tra vari candidati quello che si ritiene piu' adatto a a svolgere funzioni che, per loro natura o per scelta, devono essere svolte da una o poche persone: Presidente, Ministri, Portavoce o responsabili di qualsiasi attivita' che non possa essere gestita da tutti contemporaneamente.
Questa delega di "governo" puo' anch'essa essere data direttamente dal singolo con un voto, o dal rappresentante che conterà per tanti voti quante deleghe di rappresentanza gli sono state date dai singoli cittadini. Anche la delega di governo (o incarico) può essere revocabile in ogni momento, ma l'incaricato decadrebbe solo, se i tutti i voti ottenuti scendessero sotto il quorum elettivo, e contemporaneamente un altro candidato superasse il quorum. In questo caso quindi non c'e' un legame immediato tra revoca della delega e revoca dell'incaricato.
(Vedi anche la prossima foq, sui meccanismi per proteggere la stbilità di ncarichi delicati) Molto spesso per giudicare la bontà di una azione di governo occore del tempo. Con la revocabilità c'è il rischio che non si dia il tempo necessario. Inoltre potrebbe teoricamente accadere che un incarico venga assunto un giorno da uno e il giorno dopo da un altro e cosi' via con conseguenze disastrose.Queste sono
giuste osservazioni. E' vero, talvolta l'incarico necessita di una certa
stabilità per essere efficiente e l'eccessiva rapidità di cambiamenti
dell'incaricato puo'essere perniciosa all'attività ed alla vita
dell'organizzazione stessa.
Per questo, e solo in quei casi assolutamente
necessari, abbiamo previsto la possibilità di stabilire dei mandati piu' stabili
e meno suscettibili di continui cambiamenti, mantenedo pero' salva la
possibilità di revoca del proprio voto-delega individuale. Il meccanismo è
definito 'soglia di stabilità.
Occorre avere ben chiaro che la revoca del proprio voto non implica un immediata
revoca dell'incarico. Occorre infatti che l'insieme dei consensi di un incaricato
scenda sotto il quorum o che un altro candidato ne raccolga in numero maggiore,
perché l'incarico sia revocato e assunto dal nuovo candidato.
Cioè, normalmente
quando un membro del 'popolo' (per esempio un associato della DD) revoca il suo
voto ad un incaricato si ricalcola la percentuale di consensi e solo se essa è
inferiore a quella di un altro candidato, quest'ultimo assume l'incarico al posto
del precedente che viene revocato.
Se invece la stabilità dell'incarico è stata ritenuta importante ed è quindi
del tipo a soglia di stabilità, non basta che la percentuale di consensi scenda
sotto il quorum, ma occorre che scenda di un'ulteriore quantità (la soglia di
stabilità) che noi abbiamo definita pari al 10% del quorum. Naturalmente la
soglia viene stabilita prima dell'assegnazione e delle votazioni.
Cosi' ciascuno
puo' ancora revocare il proprio voto, ma gli effetti sono un po' meno sensibili.
Dal punto di vista teorico la situazione della democrazia rappresentativa
potrebbe essere paragonata ad una di democrazia diretta con soglia di stabilità
pari al quorum stesso.
In realtà
le ragioni tecniche sarebbero ampiamente superabili. Forse nel giro di pochi
mesi. E, crediamo, con un costo di avvio che potrebbe essere molto basso,
paragonabile a quello mediamente necessario in un anno in Italia per le attività
elettorali normali.
Già esistono reti telematiche che coprono l'intera superficie
nazionale e di buona parte del mondo. Basti pensare alle reti Bancomat. O alle
reti telematiche per il gioco del Totocalcio o del Lotto. Non è affatto
azzardato ipotizzare la costituzione ad hoc di una rete 'Votomat' (noi la
chiamiamo 'confidenzialmente' cosi') in poco tempo e a basso costo, anzi
probabilmente si realizzerebbero dei risparmi importanti. Non è un problema
tecnico. Nè economico.
Inoltre non pensiamo che tutti, tutti i giorni, debbano
votare.
La democrazia diretta non esclude la possibilità di delegare altri che
lo facciano per noi, ma la possibilità della revoca permessa da un sistema
telematico, consentirebbe il pieno controllo della delega e manterebbe salva la
possibilità di intervenire direttamente per gli aspetti che si ritengano di
particolare o personale interesse.
Giusto. Infatti c'è il governo,
la direzione, l'aspetto esecutivo. Esecutivo. Deve fare. Non deve decidere 'cosa'
deve fare, ma agire perché sia fatto. Il 'che cosa' si può, si deve, benissimo
deciderlo altrove.
La necessità che talvolta esiste di decisioni rapide non puo'
diventare il pretesto per l'espropriazione della capacità decisionale anche
sulle cose che non sono affatto urgenti! E se talvolta è necessario che il
governo decida in fretta questo non significa che il suo potere debba sfuggire al
controllo degli elettori. Si deve poter controllare, anche a posteriori, che il
Governo faccia proprio ciò che doveva fare. Altrimenti, via.
Noi non escludiamo
affatto la necessità della delega, ma perché attualmente possiamo decidere su
chi deve governare rappresentandoci, e non possiamo invece cambiarlo se non fa
quello per cui lo si è delegato?
E perché questa delega deve essere data
obbligatoriamente anche per quegli aspetti che non hanno affatto carattere di
urgenza?
E inoltre, ammesso che una delega ad un governo sia necessaria, perché,
oggi, dobbiamo dare la delega ad altri affinchè scelgano chi deve governare? Una
delega a delegare.
E perché questa delega una volta data deve essere mantenuta,
che ci piaccia o no, per quattro o cinque anni o qualsivoglia tempo determinato
senza possibilità di revoca?
Questo sistema democratico rappresentativo indiretto
è veramente il massimo di democrazia e di efficienza che possiamo 'tecnicamente'
realizzare? Crediamo che si possa fare di meglio. (Vedi anche la foq sulla competenza)
Democrazia diretta non significa
eliminazione della forma stato.
Nessuno nega la necessità di ruoli, con abilità
più o meno specifiche, per governare, ma questo non significa che non si possa
decidere direttamente sia la delega sia la revoca della stessa.
Noi attualmente esauriamo solo nelle elezioni il nostro potere di delega. E per tutti
i prossimi cinque anni. E senza poter dire a questo signor 'chi', se non mi piace
più o se 'sbaglia' clamorosamente: "Se ne vada via!"
Non sembra un granché come livello di efficienza ancor prima che come
livello di democrazia. Non sembra un sistema capace di autocorreggersi facilmente
e quindi, proprio per questo, non sembra in grado di garantire un qualsiasi
livello di efficienza. Compri a scatola chiusa. E se c'è il mattone? Te lo tieni
sullo stomaco senza per giunta potertelo levare e, anzi, bisogna sperare che non
ne arrivino altri.
Efficiente? Si. Per chi vuole fare i propri interessi. Gli
esempi di questi ultimi anni, in particolare, dovrebbero aprirci gli occhi, su
che cosa nella pratica reale, siano questi supposti livelli di efficienza.
Insomma il fatto che per certi compiti non possiamo fare a meno di portavoce e
rappresentanti non significa che cio' implichi la rinuncia all'idea di ampliare
lo spazio di controllo degli stessi, mantenendo il controllo sulla nostra delega;
e non significa che si debba rinunciare, a tutti i livelli, alla possibilità di
decidere direttamente sulle questioni che non hanno una stringente necessità di
decisioni rapide.
Infine riguardo alla professionalità vorremmo aggiungere che
l'attuale sistema di selezione del personale politico è quanto meno dubbio. Gli
attuali meccanismi con i quali si formano le liste dei candidati sono a dir poco
perversi e non c'entrano quasi mai con la competenza, la cultura, la
professionalità. E sono al di fuori del controllo degli elettori se non in
seconda battuta. Con le elezioni noi possiamo sì scegliere, ma tra una rosa di
candidati stabilita altrove, da pochissime persone, e seguendo criteri
elettoralistici e di spartizione dei posti, altro che cultura e professionalità.
Il sistema maggioritario uninominale, da questo punto di vista ha peggiorato le
cose.
Noi non parliamo affatto di completo
controllo totale. Per fortuna questa idea è impossibile nella pratica, oltre che
logicamente autocontraddittoria.
Non diciamo affatto che ciascuno debba seguire
il proprio rappresentante in tutte le sue azioni della vita quotidiana, e neanche
in tutte le azioni della sua vita politica.
D'altra parte sarebbe sufficiente un
controllo saltuario di una parte dei suoi elettori per ottenere nella sostanza un
controllo continuo. Tuttavia non parliamo neanche di questo controllo, per quanto
questo sia possibile.
Quando parliamo di controllo del rappresentante intendiamo
la possibilità di revocare il proprio voto in base agli stessi criteri con i
quali lo si è dato: la propria singola opinione personale.
Come poi ciascuno si
formi questa opinione è un fatto soggettivo, individuale. Qualcuno starà
attento agli aspetti ideologici, qualcun altro a quelli di competenza gestionale,
altri agli aspetti morali ecc.; qualcuno starà tutti i giorni a vedere cosa fa
il proprio rappresentante, qualcun altro si interesserà solo quando sono in
gioco le cose che ritiene piu' importanti, qualcun altro non presterà alcuna
attenzione.
Cio' che importa è che per tutti sia possibile mantenere il
controllo sulla propria delega, sulla propria fettina di potere, piu' che sul
rappresentante in senso stretto.
Chi ritenesse di non avere il tempo o le capacità puo' delegare (sempre nella forma revocabile in ogni momento) i propri poteri di partecipazione ad un personale rappresentante. Partecipare è un diritto, non un obbligo.
Ma perché non consentire ad altri, che pensano di avere sufficiente tempo o capacità, di farlo? E perché non deve essere possibile partecipare direttamente (revocando la delega al proprio rappresentante magari temporaneamente) quando si tratta di argomenti particolarmente vicini ai propri interessi o alle proprie competenze?
Insomma che sia chiaro:
Nessuno è obbligato a: a- proporre leggi o iniziative.
Nessuno è obbligato a: b- votare.
Nessuno è obbligato a: c- delegare se non lo
vuole.
Nessuno è obbligato a: d- cambiare la propria delega se non lo vuole.
Nessuno è obbligato a: e- controllare il proprio rappresentante.
Tutti devono
avere il diritto di: a, b, c, d ed e.
Questo sia in un sistema con revocabilità del mandato elettorale, e sia in un sistema a democrazia diretta.
Le vostre sono belle proposte ma sono pura utopia.Le nostre proposte ERANO un'utopia. Se ci fosse la volontà politica della
maggioranza oggi potrebbe essere tecnicamente possibile!
PRIMA dell'informatica e
della telematica non era possibile. OGGI è possibile.
PRIMA non era possibile
pensare di riunirsi in piazza tutti, tutte le volte, per decidere. Oggi c'è una
piazza virtuale dove è possibile farlo.
Molte cose sono state un utopia per
lungo tempo prima di diventare realtà. La stampa e i libri erano un utopia, la
scuola pubblica per tutti era un utopia, volare, comunicare con qualcuno a
migliaia di chilometri, viaggiare a cento chilometri l'ora ecc. ecc. ecc. erano
utopie.
C'è stato un tempo in cui era utopia la semplice democrazia
rappresentativa, e poi è stata un utopia il voto alle donne o il suffragio
universale. Oggi invece ci sembra naturale, la democrazia rappresentativa.
Ancora
non ce ne rendiamo conto, ma le difficoltà tecniche che rendevano impraticabile
la democrazia diretta, oggi, a rigore, non esistono piu'. Restano le resistenze
politiche e psicologiche. Sì, forse non sarà un cammino semplice, nè breve, ma
fino ad allora staremo a strapparci le vesti per questa o quella ingiustizia o
prevaricazione dei potenti di turno.
Ma non è piu' un utopia.
Noi non
sappiamo cosa sia l'anarchia. Forse quello che diciamo si puo' anche considerare
anarchico. Forse no. Non ci interessa piu' di tanto l'etichetta che gli si puo'
associare. Se vi piace, consideratela tale.
Ma sia chiaro, è un'etichetta che
vale tanto quanto quelle di socialismo, comunismo, o fascismo. La storia ci
insegna che, spesso, dietro uguali etichette troviamo pratiche profondamente
diverse.
Abbiamo ascoltato tante semplificazioni e svalutazioni del nostro
discorso. Ci hanno detto che era un idea che portava all'estremo il liberalismo
individualista, che siamo contro lo stato, alcuni comunisti ci hanno detto che
eravamo 'iperborghesi', alcuni altri, fascisti, ci hanno detto che eravamo contro
l'ordine e cosi' via. Di tutto e il contrario di tutto. Tant'è.
Allora...
lasciamo un po' da parte le etichette e discutiamo sulle cose, sulle proposte
concrete, specifiche. Su queste possiamo convergere o anche divergere. Sulle
etichette o sulle ideologie globalizzanti ci si schiera di solito già in
anticipo e il risultato non è mai troppo positivo.
Se con politica si intende la teoria e la pratica che ha per oggetto la costituzione, l'organizzazione e l'amministrazione della cosa pubblica allora la democrazia diretta è solo un altro modo (noi diciamo migliore dell'attuale) di fare politica.
Se invece si intende l'attività di
discussione di dibattito e confronto noi crediamo che il fatto di poter 'decidere
su tutto' non implica certo che non si debba, o non si possa più, 'discutere su
tutto'.
Anzi, probabilmente si discuterebbe molto di più. Perché finalmente non
si avrebbe piu' soltanto il diritto di discutere e basta. Piuttosto la frustrazione di
dover poi comunque delegare agli 'eletti' la decisione (che teoricamente può
anche essere molto diversa da quella degli elettori, e spesso lo è) ha spinto,
invece, molti a non praticare più la politica.
No. I cittadini col suffragio
revocabile non sfiducierebbero il governo, ma il singolo deputato che col suo
suffragio revocabile ha contribuito ad esprimere. Se altri cittadini lo
sfiduciassero, in quantità sufficiente, egli solo decadrebbe e un altro, con
più suffragi, lo sostituirebbe.
E questo vale anche per i deputati
dell'opposizione.
Il gruppo al governo e quello al'opposizione quindi sarebbero piu' forti o piu' deboli
in funzione della quantità di seggi in delega in quel momento;
se il gruppo al governo diventa piu' debole dell'opposizione, allora
l'opposizione costituisce un nuovo governo;
se invece i deputati entranti appartengono allo stesso gruppo di quelli revocati,
tutto si riduce ad una semplice sostituzione di persona.
Tra l'altro questo è un meccanismo più efficiente quando occorre cambiare
le persone al governo senza necessariamente cambiare la maggioranza.
Mentre oggi, ogni volta che cade un governo,
anche se non si va alle elezioni, bisogna attendere una più o meno lunga fase di
esplorazioni e tentativi, di durata anche di numerose settimane, con la revocabilità,
i sostituti sarebbero subito disponibili.
Effettivamente possiamo
convenire sulla questione del delirio. Cioè anche noi pensiamo che la democrazia
diretta nella sua più completa accezione sia un delirio.
Ma non
'dell'irresponsabilità', ma un delirio della speranza. Un delirio della equità.
Un delirio della fiducia. Infine, è proprio il contrario
dell'irresponsabilità: è invece un delirio dell''assunzione della
responsabilità'.
Per esempio. Quanti uomini hanno deciso di buttare la bomba su
Hiroshima e altre ancora sul Giappone e altrove?
Un certo gruppo di uomini anzi, uno solo, dal punto di vista della normativa
americana vigente in quel tempo di guerra, ELETTO dalla maggioranza degli
americani.
Molti di quegli stessi uomini elettori, non sapevano neanche che esistesse, la
bomba atomica. Ed eccoli quindi totalmente privi di responsabilità. Pronti
magari dopo averne sentito parlare a criticare aspramente e forse anche a
combattere questa decisione, presa a loro nome. Oppure a fare lo struzzo e
sentirsi la coscienza a posto perché 'non l'ho voluto io'. Ognuno poi con la sua
ricetta per consenstirsi di assolversi dalle incredibili azioni svolte da chi CI
governa (che impotenza, che irresponsabilità, in questo 'CI') verso altri popoli o
singoli.
Se vogliamo azioni responsabili dobbiamo dare responsabilità. Certo
c'è un certo rischio. Ma l'alternativa di delegarla (la responsabilità) non è
una soluzione.
Noi arriviamo persino a dire che, anche ammesso di essere stati correttamente
informati, i cittadini potrebbero comunque decidere di buttare la bomba o di
fare una guerra.
Orribile. Ma con assunzione piena di responsabilità, vivaddio!
E poi, perché
no?, non essendo solo vittime passive
delle decisioni prese da pochi, spesso solo per difendere potenti interessi
economici di pochi, potrebbe anche andare diversamente.
E infine perché mai non sarebbe etico e morale (!) che ciascuno possa decidere per la sua parte su qualsiasi cosa! Mentre sarebbe piu' etico delegare la nostra responsabilità ad altri! Sarebbe piu morale delegare ad altri di decidere se introdurre la pena di morte o no?! Sarebbe piu morale delegare ad altri di decidere se aiutare il terzo mondo o no?!!! Sarebbe piu' morale delegare ad altri di decidere se l'aborto e possibile o no??!!!
La democrazia diretta include la democrazia rappresentativa?Si', esattamente. Con la democrazia diretta naturalmente continuerebbero ad esserci funzioni delegate con il voto, il quale può però essere revocato. Ma, teoricamente, è possibile ipotizzare che nessuno voglia utilizzare questo diritto di revoca, nè il diritto a partecipare direttamente, e allora, di fatto, avremmo praticamente la stessa situazione che si ha col mandato a termine della democrazia rappresentativa.
Voi vorreste fare decidere tutti su tutto, ma fareste decidere a tutti le cure per una vostra malattia?No! Qui c'è un po' di confusione. Le leggi valgono per
gli spazi collettivi non per quelli individuali!Stiamo parlando di res publica,
non dei nostri brufoli, che ci possiamo spremere quando ne abbiamo voglia senza
che questo limiti la libertà di altri.
La necessità delle regole di governo
deriva dall'esigenza di modulare i conflitti che sorgono nelle parti comuni di
noi, là dove le nostre rispettive libertà interferiscono. La democrazia si
applica alle cose di tutti non su quelle strettamente personali.
E' vero che gli
spazi dell'inviolabilità personale mutano anche con le decisioni normative, con
le leggi. Ma questo è appunto oggetto di specifiche leggi e avviene, e non puo'
che essere cosi', anche con la democrazia rappresentativa attuale, e con
qualsiasi altra forma di governo.
Forse molti cervelli talvolta possono ragionare meno di uno, ma molto
piu' spesso invece ragionano meglio.
E, a ben vedere, questa preoccupazione
dovrebbe essre valida anche con la democrazia rappresentativa, cioè...questi
stessi cervelli, poi, sono in grado di ragionare invece quando votano una volta
ogni cinque anni? Il rischio di sbagliare ed i prezzi da pagare non sono più
alti? E, inoltre, di chi sarebbe invece il cervello che ragiona? Chi lo
stabilisce? Sempre ugualmente la maggioranza degli stessi cervelli!
Le ragioni di questa obiezione stanno in una qualche componente conservativa e
difensiva che impedisce di riflettere con una serenità e obiettività
sufficiente a superare lo sgomento (lo riconosciamo) dell'assunzione diretta di
responsabilità e potere che ne deriverebbe.
E dalla difficoltà che ognuno di
noi, nei fatti, incontra nell'accettare fino in fondo la regola della democrazia
portata alle sue naturali conseguenze ultime. Lo stesso sgomento che prendeva
molti uomini quando discutevano di dare il voto alle donne nei primi del '900. Ma
che ne sanno loro, ... sono esseri irrazionali...restino a fare la calza...,
sarà la fine della società umana ecc....
La democrazia è un rischio. Il rischio che accettando le sue regole ci si trovi dalla parte di chi perde. Ma o lo si accetta o non si è democratici. Questo vi sembra estremista? Bene, anzi male, allora la democrazia, e ancor più la nostra associazione non fanno per voi.
Ci sono stati casi clamorosi di pirati informatici che hanno superato le protezioni di sistemi anche importanti. Non temete che usando sistemi informatici e reti telematiche si possano alterare i risultati in maniera massiccia? Come si può essere sicuri di evitare le frodi elettorali?L'argomento della sicurezza è un altro di quelli molto importanti e seri e occorre essere molto chiari.
1)Per prima cosa bisogna dire che i sistemi assolutamente sicuri NON esistono. Si
può, forse, parlare di sistemi più sicuri di un altro, del più sicuro in
questo momento, ma la sicurezza garantita, come concetto in sè, prima ancora che
come strumento particolare, non esiste.
Del resto con le schede, referendarie o elettorali che siano, ne abbiamo viste
delle belle! E non crediamo affatto che un sistema telematico sarebbe MENO
'sicuro' delle schede tradizionali.
2)I pirati hanno violato sistemi telematici che si basavano su reti pubbliche (internet o sistemi su commutata), e da quando le reti, per esempio, quelle militari, sono supportate da reti dedicate i livelli di sicurezza sono diventati altissimi, e non abbiamo notizie di accessi non autorizzati 'esterni'.
3) Negli ultimi anni si sono diffusi dei sistemi di crittazione dell'informazione
che rendono ancora più difficile alterarne i contenuti, senza rilevare
l'alterazione.
Il software PGP (Pretty Good Privay) per esempio è un sistema di
crittazione di pubblico dominio con un livello di sicurezza altissimo. Per
decrittare una riga di un messaggio crittato con il PGP con una chiave a 1024 bit sarebbe necessario un
supercomputer che lavorasse senza interruzione forse per anni!
Per avere
un idea della potenza di tale sistema, ricordiamo che l'autore del PGP (Paul
Zimmermann) è stato per questo arrestato ed ha passato alcuni anni in galera, accusato di esportazione di armi (!),
probabilmente perché questo ha reso quasi impossibile agli enti pubblici ed ai servizi
segreti di scrutare e controllare la corrispondenza telematica!! Il PGP ( e poi
anche altri sistemi di crittazione) risolve molti dei problemi di sicurezza che
non potevano così facilmente essere superati fino a qualche anno fa.
4)La crescita di sicurezza dei sistemi telematici (anche quelli su rete pubblica) ha di recente consentito l'introduzione del denaro elettronico con l'uso di schede a basso costo (tipo bancomat) con microchip incorporato, che rende ancora piu' difficile la frode.
L'insieme di queste tecniche (reti dedicate, crittazione, schede a microchip) possono garantire un più che sufficiente grado di sicurezza, certamente più alto di quello possibile con le attuali schede cartacee.
E infine, come se non bastasse, le caratteristiche dell'informazione relativa al voto sono strutturalmente diverse da quelle finanziarie. Mentre puo' risultare difficile seguire i movimenti bancari telematici e quindi sono teoricamente realizzabili truffe considerevoli prima di essere scoperti, il voto è un'altra cosa. E' individuale ed è unico. Non ci sono voti societari o di gruppo e non si può contare per più di un voto. Questo già rende il sistema molto più facilmente verificabile dei patrimoni finanziari (presenza di limiti massimi, collocazione unica, persona giuridica coincidente con la persona fisica, assenza di trasferimenti ecc. )
Anche ammesso di avere un sistema di trasmissione dei dati suffientemente sicuro, qualcuno che scriverà il programma e che faccia la manutenzione del sistema al centro potrebbe alterarlo e manipolare i risultati in maniera invisibile.Questo
potrebbe essere effetivamente possibile, ma solo se chi scrive il codice lo
faccia da solo e senza controlli.
Noi pensiamo che il codice di gestione delle
votazioni dovrebbe essere scritto da un gruppo di sistemisti (magari su delega
delle diverse forze politiche) e controllato collettivamente.
L'accesso alla
manutenzione anch'esso dovrebbe essere non individuale ma collettivo con chiavi
d'accesso plurime, un po' come sono necessarie tre persone con le loro tre chiavi
per aprire le porte dei caveaux delle banche centrali. La manutenzione, periodica
e straordinaria, potrebbe quindi essere organizzata in modo che sia possibile solo con la
presenza contemporanea di tutti gli incaricati ognuno con la propria parte di
chiave.
Infine dovrebbe essere possibile la visione del codice del software di
gestione su semplice richiesta di un qualunque cittadino. Chiunque abbia le
competenze potrebbe così verificare che il codice non contenga backdoors
nascoste.
Questa è una bella obiezione. Per questo in una prima fase il controllo di
identità dovrebbe essere ibrido.
Una parte meccanizzata con tessera specifica
personale e codice segreto di identificazione (una carta 'Votomat').
Una parte
umana, con un pubblico ufficiale di sportello, come un impiegato o una guardia
giurata o simile, che prima di consentire l'accesso al sistema verifichi l'
identità con i 'normali' documenti.
Noi suggeriamo che sulla carta 'Votomat'
ci dovrebbe essere una foto del votante che consenta l'identificazione del
possessore del tesserino.
Inoltre noi crediamo che l'identificazione del votante
dovrebbe, per legge, essere possibile da parte di qualsiasi cittadino che lo
richieda.
Quando i sistemi di dentificazione automatica saranno un po' più progrediti, e piu' sicuri (c'è una veloce crescita e innovazione nel campo) potrebbero poi utilizzarsi anche
sistemi di identificazione di impronta vocale, o a riconoscimento di firma, o a
impronta retinica...
Diteci la vostra 
Ultimo aggiornamento: 1-03-1998 [ 20:25 ]
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