Addio G.91, bilancio di un successoL’ultimo saluto

L'ultimo volo del G.91R   Aeroporto di Treviso S. Angelo, 9 Aprile 1992, ore 11.15; un G.91R del 14° Gruppo del 2° Stormo, dopo aver brevemente evoluito sulla base, si porta in finale per l’atterraggio. Sembrerebbe la conclusione di uno dei voli che da anni animano i cieli della cittadina veneta, suscitando entusiasmi e - qualche volta - proteste, se non fosse per i colori insoliti dell’aeroplano che sta per toccare terra.
E’ la missione, infatti, con la quale si conclude ufficialmente, a 36 anni dal suo primo volo, la vita operativa del G.91R. Il velivolo, che per l'occasione sfoggia una particolare livrea commemorativa, è pilotato dal comandante del 14° Gruppo, ultimo reparto dell’A.M. equipaggiato con questa macchina dal passato così prestigioso. Il G.91 MM 6413 (nc 217), dopo la consueta breve corsa di atterraggio col parafreno spiegato, si dirige per l’ultima volta al parcheggio. Ad attendere il "Gigetto" (così i piloti sono soliti chiamare il G.91R) ci sono autorità civili e militari, rappresentanti dell’industria aerospaziale e - naturalmente - il personale del 2° Stormo al completo. Sono tutti venuti per un semplice ma toccante saluto ad una macchina così significativa per la forza armata, per l’industria aeronautica nazionale e per tanti piloti e specialisti. Il G.91, infatti, è stato il primo velivolo da combattimento interamente progettato e costruito in Italia nel dopoguerra e la livrea tricolore adottata per il suo ultimo volo intende proprio sottolineare questo suo primato. A salutare il G.91 ci sono anche le "Frecce Tricolori" che, in formazione impeccabile, sorvolano il campo per rendere omaggio ad un velivolo che per anni ha consentito alla PAN di dar vita ad indimenticabili esibizioni la cui spettacolarità è stata esaltata dalle brillanti caratteristiche del "Gigetto". C’è grande emozione in tutti i presenti alla cerimonia che si stringono intorno all'ultimo G.91 applaudendo il protagonista di una considerevole parte di storia dell’Aeronautica del dopoguerra che esce di scena dopo aver dato prova di essere ancora in buona salute. E’ un commiato, dunque, che non manca di toccare profondamente quanti hanno avuto il piacere e, per certi versi, il privilegio di impiegare questo velivolo la cui scomparsa segna il tramonto di un’epoca che richiama un’Aeronautica sicuramente meno tecnologica, ma non per questo meno ricca di valori, nella quale il successo della missione era legato all’entusiasmo,Il Gigetto commemorativo alla determinazione ed all’impegno degli equipaggi, più che a sofisticate dotazioni di bordo. C’è peraltro da considerare che il termine della vita operativa di un velivolo, soprattutto se essa si è protratta a lungo come nel caso del G.91, è un momento in cui la macchina assume particolari significati, quasi si trattasse di un essere dotato di un’anima. In questo modo i dati statistici che riassumono l’attività svolta dal velivolo perdono la loro aridità e fanno rivivere un passato ricco di emozioni. Un velivolo da combattimento non è mai, infatti, una realtà a se stante, ma un elemento dell’insieme "sistema d’arma", di cui fanno parte anche gli uomini che l’hanno impiegato, che ne hanno curato l’efficienza e che - in maniera diversa - ne hanno assicurato il supporto logistico. Di conseguenza, ogni velivolo possiede una propria identità che è il naturale riflesso della sua storia e delle vicende degli uomini che lo hanno attorniato; un’identità che ha contraddistinto in modo particolare anche il G.91 e che lo ha reso, per certi aspetti, unico ed irripetibile.La Storia del concepimento

   Il G.91 nasce sulla base delle specifiche operative del concorso bandito nel 1953 da SHAPE per un caccia tattico leggero. "Nato per la NATO" è, infatti, lo slogan che accompagna per un certo periodo il velivolo italiano dichiarato nel frattempo vincitore del concorso. Assegnati al 103° Gruppo, allora inquadrato nella 5ª Aerobrigata, i G.91 di preserie vengono sottoposti a un’intensa attività di sperimentazione, svolta su basi diverse per verificarne anche le capacità di operare da piste erbose e semipreparate. Gli eccellenti risultati della prima valutazione tattica (TacEval), condotta sulla pista erbosa di Rivolto, impressionano positivamente gli osservatori della Luftwaffe e creano premesse per l’acquisizione da parte tedesca di circa 400 esemplari. Alcuni di questi velivoli vengono successivamente ceduti alla Força Aerea Portuguesa che, oltre ad averli condotti al battesimo del fuoco in Angola, li schiera nella prima linea di velivoli da attacco al suolo. La capacità del G.91 di operare da sedi campali suscita anche l’interesse statunitense e, in particolare dell’US Army. I positivi risultati delle prove di valutazione condotte dai G.91 negli Stati Uniti non si traducono, però, in alcuna commessa a causa soprattutto di motivi estranei alle caratteristiche della macchina. L’11 Maggio 1959 il 103° Gruppo si stabilisce definitivamente a Treviso seguito, circa due anni dopo, dal 14° Gruppo proveniente dalla 2ª Aerobrigata e fino allora equipaggiato con gli F-86E.Sviluppo del progetto

Decollo di G.91R del 5° Stormo   Nel frattempo continua l’evoluzione del "Gigetto". Con la versione G.91R il caratteristico musetto a punta dei velivoli di preserie viene sostituito da uno finestrato nel quale sono alloggiate tre fotocamere Vinten che consentono di svolgere missioni di ricognizione. Con l’entrata in servizio dei G.91R/1A e dei G.91R/1B (rispettivamente 25 e 50 esemplari) i velivoli di preserie e, più tardi, alcuni G.91R vengono ceduti – come G.91PAN e G.91R/PAN – al 313° Gruppo Addestramento Acrobatico che li impiega fino al 1981. Nel 1964, dopo una breve permanenza alle dipendenze della 51ª Aerobrigata come Reparto Volo Caccia Tattici Leggeri, il 14° e il 103° Gruppo danno vita al ricostituito 2° Stormo. L’anno successivo effettua la transizione sui G.91 anche il 13° Gruppo che viene quindi basato a Brindisi in vista della ricostituzione del 32° Stormo. Ruoli ed equipaggiamento del G.91

   La natura dei compiti assegnati ai reparti G.91 (contraviazione, appoggio ravvicinato alle forze di superficie e ricognizione) e le particolari caratteristiche del velivolo portano a sviluppare anche la capacità di operare in sedi campestri. Questa capacità è poi agevolata dal modesto supporto richiesto dal G.91: gli bastano solo carburante, olio e qualche ricambio; insomma, la chiave del successo è il G.91, una macchina semplice ed affidabile che richiede tuttavia a piloti e specialisti una certa dose d'immaginazione per sfruttare al meglio le sue caratteristiche e per compensarne le limitazioni. Nonostante la modesta dotazione avionica – limitata ad un apparato ADF non sempre affidabile – i piloti di G.91 volano a qualsiasi quota e in condizioni meteo marginali sfruttando il vecchio, ma sempre valido, sistema di navigazione con bussola e orologio. Questo non impedisce al G.91 di ben figurare nelle competizioni di navigazione a bassa quota e tiro Best Hit che lo vedono impegnato a fianco di velivoli ben più sofisticati (dagli F-104 agli F-5, dagli A-7 agli F-4) appartenenti ad unità greche, statunitensi e turche. Rispetto ad altri velivoli dell’epoca, il G.91R, estremamente agile e "grintoso", è uno specialista in missioni di autocooperazione con le forze terrestri (CAS, Cloose Air Support) e – in particolare – con le truppe alpine, pur non disdegnando l’ambiente marino. Il 13° Gruppo, infatti, si dedica prevalentemente a operazioni TASMO (Tactical Support of Maritime Operations) e proprio i G.91 sono i primi velivoli ad utilizzare il poligono aria-mare aperto al largo di Ancona. Con le sue 4 mitragliatrici Colt Browning da 12,7 mm, le bombe da 500 lb, il napalm e i razzi HVAR da 5 pollici non si può certo dire che il G.91 sia un sistema d’arma letale e,Struttura del G.91 nonostante come piattaforma di tiro sia ben lontano dalla stabilità di altri velivoli, non di rado i piloti riescono a piazzare sul bersaglio il 100% dei colpi disponibili a bordo. Questi risultati – di certo non agevolati dal collimatore fisso – vengono conseguiti, oltre che con un intenso addestramento e con un’accurata collimazione delle armi, grazie anche ad alcuni particolari caratteristiche della macchina. Le missioni di autocooperazione a fuoco rappresentano un momento cruciale del ciclo addestrativo dei piloti di G.91. Tra queste missioni, veri momenti di gloria per il "Gigetto", e le consuete sortite al poligono incorre molta differenza. Dopo l’avvicinamento al bersaglio effettuato a bassissima quota sotto la guida del FAC (Forward Air Controller) e del pull up i piloti hanno a disposizione solo una manciata di secondi per individuare il bersaglio, togliere le sicure e sganciare l’armamento alla quota minima consentita. Ha quindi inizio la manovra di scampo e i velivoli, sempre numerosi in queste missioni, si ricongiungono al capoformazione prima di rientrare alla base. In ogni fase della missione il G.91, con la sua manovrabilità e con la pronta risposta del suo turboreattore Orpheus, si dimostra all’altezza della situazione. La crescente minaccia rappresentata dai sistemi contraerei mobili presenti sul campo di battaglia impone l’adozione di tattiche d’attacco e di manovre di scampo più sofisticate che mirano a ridurre l’esposizione dei velivoli alla contraerea. I profili d’attacco a basso angolo, per esempio, subentrano a quelle ad alto angolo. Per la contraviazione, invece, viene abbandonata la vecchia tecnica dell’attacco dai velivoli in fila indiana e si preferisce ricorrere a formazioni multiple che seguono rotte d’attacco, quote di sgancio e procedure di scampo diverse. Questo processo evolutivo delle tattiche d’impiego del mezzo aereo ben si coniuga alle caratteristiche del "Gigetto" e con i profili addestrativi dei suoi piloti. Nel ruolo "recce" il G.91R ha recitato dignitosamente la sua parte. Tuttavia, nelle missioni di ricognizione a vista con conferma fotografica, il G.91R diventa ben presto una macchina obsoleta e non più all’altezza della situazione. La rapida evoluzione tecnologica impone, infatti, anche nel settore dei velivoli da ricognizione – solitamente caratterizzato da macchine piuttosto semplici – un crescente ricorso all’elettronica e alle nuove tecnologie.

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