Capitolo 1 - L'infanzia, la giovinezza - 4/4

Nel mese di luglio 1833 morì Provesi, il primo insegnante di Verdi. Di conseguenza, si rese vacante il posto di maestro di cappella a Busseto; per ottenerlo, si costituirono due vere e proprie fazioni che si adoperarono accanitamente l’una contro l’altra, rispettivamente in favore di Verdi e di un certo Giovanni Ferrari di Guastalla, sostenuto tra l’altro dal prevosto di Busseto, don Ballarini. Quest’ultimo conferì, a sorpresa, l’incarico al Ferrari, scatenando le ire dei "verdiani", tra i quali c’erano ovviamente Barezzi e tutti i filarmonici. I sostenitori di Verdi contestarono vivacemente la validità della nomina effettuata dal Ballarini, soprattutto perché avvenuta senza che fosse indetto alcun concorso, e si appellarono a Maria Luigia, granduchessa di Parma.

La questione si trascinò per oltre due anni, durante i quali Verdi divise equamente il proprio tempo tra le lezioni di Lavigna, il suo ruolo di spettatore alle rappresentazioni della Scala e frequenti viaggi per seguire più dappresso gli sviluppi dell’azione legata all’ottenimento dell’incarico a Busseto. La vicenda ebbe infine il suo epilogo: Maria Luigia annullò la nomina del "pupillo" del prevosto e indisse un regolare concorso. Verdi lo vinse alla fine di febbraio 1836: il successivo 20 aprile firmò il contratto che gli assicurava un impiego stabile.

Qualche giorno dopo, il 5 maggio, fu celebrato a Busseto il matrimonio di Margherita Barezzi con il ventiduenne musicista, e gli sposi partirono per Milano per un breve viaggio di nozze.

Il direttore dell’orchestra con la quale Verdi aveva suonato al Teatro dei Filodrammatici, Pietro Massini, qualche tempo prima gli aveva affidato un libretto d’opera, raccomandandogli di musicarlo. Verdi vi si impegnò, pur senza trascurare i doveri impostigli dall’impiego a Busseto - e impartendo inoltre lezioni private, allo scopo di integrare il magro stipendio che gli derivava dall’incarico ufficiale. Nel mese di settembre 1836 l’opera, Rochester, era compiuta.

Verdi sperò inutilmente di fare rappresentare questo suo primissimo esperimento teatrale; i suoi ripetuti tentativi non ebbero esito. Rochester non andò mai in scena, né venne pubblicato e non ne è rimasta traccia alcuna. Si suppone che parecchio materiale relativo a questo lavoro sia stato verosimilmente riutilizzato da Verdi in Oberto conte di San Bonifacio, sua "vera" opera prima, che sarà più tardi rappresentata alla Scala.

Negli anni tra il 1837 e il 1840 la sua vicenda familiare ebbe esiti drammatici. Il 26 marzo 1837 nacque ai coniugi Verdi la primogenita Virginia Maria Luigia e l’11 luglio 1838 un secondo figlio, Icilio Romano: un mese dopo, però, il 12 agosto 1838, la piccola Virginia morì improvvisamente. Il figlio Icilio, a sua volta, non superò l’età raggiunta dalla sorellina: qualche mese dopo aver compiuto un anno di età, il 22 ottobre 1839, avrà termine anche la sua brevissima esistenza. La misura del dolore non sarà tuttavia ancora colma per il musicista: il 20 giugno 1840 anche la giovane moglie Margherita morirà, colpita da una violenta forma di encefalite acuta.

Dopo la perdita della figlioletta, l’8 settembre 1838, Margherita e Giuseppe Verdi si erano recati a Milano. Qui, Verdi riuscirà a far pubblicare per la prima volta alcune sue composizioni: presso l’editore Canti uscirono infatti le sei Romanze per canto e pianoforte, una raccolta di brani di ispirazione belliniana.